L’evento sostiene la proposta federalista

Non può esserci vera democrazia europea senza un potere fiscale autonomo dell’UE.

Introduzione

I temi di discussione hanno riguardato le riforme necessarie per trasformare l’Unione Europea in una Unione Federale e se la riforma necessaria dei meccanismi istituzionali e delle politiche dell’Unione europea (in quanto risposta alle crisi in atto) esige necessariamente una riforma dei Trattati europei in vigore; o se sia invece possibile un’evoluzione progressiva della stessa UE attraverso modifiche puntuali della governance attuale, attuate dai governi nazionali e dalle Istituzioni esistenti.

Sono intervenuti:

  • Giulia Rossolillo, Direttrice della Rivista Il Federalista e professore dell’Università degli Studi di Pavia;
  • Paolo Ponzano, Collegio Europeo di Parma.

L’evento è stata organizzata dalla rivista Il Federalista e ospitato da Stroncature.

Relazione evento

L’incontro, parte di un ciclo di webinar dedicati agli sviluppi futuri del processo di integrazione e alle categorie (sovranità, potere costituente) utili per l’interpretazione di questo processo in vista della Conferenza sul futuro dell’Europa, è stato introdotto da una relazione di Paolo Ponzano, ex Funzionario della Commissione europea e docente presso il Collegio europeo di Parma e Giulia Rossolillo, direttore della rivista Il Federalista e professore ordinario di diritto dell’Unione europea presso l’Università di Pavia ha svolto il ruolo di discussant. Dopo una relazione di mezz’ora del relatore e di dieci minuti del discussant, si è aperto il dibattito ai partecipanti all’incontro.

L’incontro ha visto la partecipazione di circa 60 persone di cui circa 20 donne e 40 uomini.

Oggetto della relazione di Paolo Ponzano sono state sulle riforme necessarie affinché l’Unione europea possa realmente rispondere ai bisogni dei cittadini. Dopo aver messo in luce come a tal fine sia necessaria una riforma dei Trattati, non necessariamente attraverso la procedura di cui all’articolo 48 TUE, essendo ipotizzabile anche la conclusione di un nuovo trattato tra gli Stati che vogliano avanzare sulla via dell’integrazione politica, che aggirerebbe la regola dell’unanimità e che consentirebbe la creazione di un’Europa a due velocità, Paolo Ponzano ha indicato i principali elementi che dovrebbero essere inseriti nel nuovo Trattato affinché l’Unione europea si trasformi in un’Unione federale. In particolare sarebbe necessario:

  1. approvare un testo costituzionale che attribuisca una legittimità politica e giuridica alla nuova entità e che abbia priorità sulle costituzioni nazionali nelle materie di competenza dell’Unione;
  2. costituire un vero e proprio governo europeo responsabile dinnanzi al Parlamento europeo e nominato secondo una procedura che ne garantisca l’indipendenza dagli Stati membri;
  3. trasformare il Consiglio e il Consiglio europeo nella seconda camera di un Parlamento bicamerale, la cui camera bassa sarebbe costituita dal Parlamento europeo nel quale siano rappresentati su un piede di parità i cittadini dell’Unione e la cui camera alta sarebbe appunto composta da un rappresentante per ogni Stato membro;
  4. introdurre un nuovo sistema di ripartizione di competenze tra Stati membri e Unione che attribuisca all’Unione la Kompetenz-Kompetenz e un’autonomia strategica ;
  5. dotare l’Unione di un vero e proprio bilancio federale e di una potestà fiscale autonoma che consenta all’Unione di imporre tasse direttamente su imprese e cittadini nei settori di sua competenza;
  6. modificare le disposizioni dei Trattati relative alla difesa dei diritti fondamentali e dello Stato di diritto.

L’intervento di Giulia Rossolillo si è concentrato invece sulla differenza tra metodo costituente e metodo del gradualismo e sulla necessità di rifarsi alle esperienze del passato per trarre ispirazione per le riforme dell’Unione. Quanto al primo punto, riprendendo le riflessioni di Paolo Ponzano e uno scritto di Léontin-Jean Costantinesco, Giulia Rossolillo ha sottolineato come, mentre il metodo costituente si caratterizza per il fatto di enunciare in modo chiaro il fine da raggiungere e stabilire in modo coerente le tappe per raggiungerlo, il metodo funzionalista segua sempre la linea della minor resistenza, e dunque si concentra non sulle riforme necessarie, ma su quelle possibili, e dunque abbia come risultato la creazione di una struttura poco razionale e coerente e caratterizzata da farraginosità. Per questo motivo, nel pensare a una riforma dei trattai, è necessario, come sottolineato anche da Paolo Ponzano, concepire una riforma complessiva e coerente che renda l’Unione europea capace di agire nei settori nei quali i problemi hanno assunto una dimensione sovranazionale. Quanto al riferimento agli esempi del passato, vanno ricordati il progetto di Comunità Politica Europea del 1953, che si affiancava al progetto di trattato CED, e il progetto di Trattato Spinelli del 1984. Il primo configurava una struttura quasi federale, e in particolare prevedeva la creazione di un Parlamento bicamerale che esprimeva un governo realmente sovranazionale. Il Senato (camera degli Stati) eleggeva infatti il Presidente del Consiglio esecutivo e quest’ultimo nominava gli altri membri del Consiglio esecutivo stesso, che poi era sottoposto a un voto di fiducia da parte di entrambe le Camere. Una procedura profondamente differente da quella di nomina dell’attuale Commissione. Il progetto Spinelli, invece, introduceva due elementi che ci indicano la strada da seguire nella riforma in senso federale dell’Unione. Da un lato, infatti, prevedeva che la creazione di nuove entrate, la loro natura e la base imponibile potessero essere decise da Consiglio e Parlamento con una legge organica (e quindi senza la necessità di un accordo unanime tra gli Stati), dall’altro prevedeva l’ipotesi di un’entrata in vigore del trattato stesso con la ratifica della maggioranza degli Stati membri la cui popolazione costituisse i 2/3 della popolazione complessiva dell’allora Comunità.

Nel dibattito che ne è seguito, che ha visto una viva partecipazione del pubblico, sono stati affrontati soprattutto:

  • il problema dell’Europa a due velocità, che sembra oggi necessaria alla luce della contrarietà di alcuni Stati a qualsiasi forma di integrazione politica;
  • l’importanza di Next Generation EU e dei piani nazionali relativi, nonché la necessità che la capacità di fare debito diventi permanente e porti all’introduzione di una potestà fiscale dell’Unione che le consenta di finanziarsi autonomamente dagli Stati membri;
  • l’asimmetria tra politica monetaria gestita a livello europeo e politiche economiche e fiscali gestite a livello statale, come problema di fondo del funzionamento dell’Unione;
  • il problema della necessità di una forte volontà politica per giungere alla trasformazione dell’Unione europea in un’Unione federale; – il rapporto tra funzionalismo e metodo costituente;
  • l’importanza della Conferenza sul futuro dell’Europa, come momento nel quale i cittadini e le forze politiche e sociali possono fare pressione per una trasformazione dell’Unione in un’entità politica federale in grado di tutelare gli interessi dei suoi cittadini.

L’atmosfera della discussione è stata vivace e i partecipanti alla discussione erano tutti caratterizzati da una forte consapevolezza del ruolo che un’unificazione politica dell’Europa potrebbe svolgere e dell’importante occasione offerta dalla Conferenza sul futuro dell’Europa. Nella discussione è emerso un accordo unanime sulla necessità che l’Unione europea si trasformi in un’Unione Federale dotata di poche competenze effettive (politica monetaria, economica e fiscale e politica estera, innanzitutto) e degli strumenti per esercitarle in modo indipendente dagli Stati membri; sulla necessità che, in caso di opposizione di alcuni Stati, la trasformazione in senso federale sia attuata solo da alcuni di essi (Europa a cerchi concentrici); sulla necessità che il Next Generation EU costituisca una spinta per portare alla capacità dell’Unione di finanziarsi in modo autonomo; sulla possibilità che eventualmente sia solo un gruppo di Stati a fare il salto federale; sull’importanza della Conferenza sul futuro dell’Europa come occasione per portare alla ribalta la necessità di trasformare radicalmente l’Unione, o una parte di essa, per trasformarla in una federazione.

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